L'INFIAMMAZIONE CRONICA CONSUMA LA CAPACITÀ DI GUARIRE
(Di Patrizia Coffaro)
Quando parliamo di infiammazione pensiamo che sia qualcosa che riguarda solo un dolore, un’articolazione gonfia, una gastrite, una dermatite, una colite, un mal di testa o un esame del sangue alterato. In realtà l’infiammazione è molto più di questo, è un linguaggio del corpo, un segnale biologico, il modo in cui l’organismo dice: “C’è qualcosa che non va, sto cercando di proteggerti, ma non riesco più a spegnere l’allarme”.
L’infiammazione acuta, quella vera, quella utile, è una benedizione, se ti tagli, se prendi un’infezione, se hai un trauma, il corpo accende il fuoco per difenderti, riparare, richiamare cellule immunitarie, pulire il tessuto danneggiato e ricostruire. È un processo intelligente, preciso, temporaneo, si accende, fa il suo lavoro e poi si spegne.. il problema nasce quando quel fuoco non si spegne più.
Quando l’infiammazione diventa cronica, non è più una risposta di guarigione, diventa un ambiente interno, il clima in cui vivono le cellule, il rumore di fondo che altera il metabolismo, il sistema immunitario, il cervello, gli ormoni, l’intestino, i mitocondri, la pelle, le articolazioni, il tono dell’umore e perfino la capacità di pensare con lucidità.
Molte persone credono di invecchiare male, quando in realtà stanno vivendo dentro un corpo infiammato. Si svegliano già stanche, hanno dolori migranti, gonfiore addominale, nebbia mentale, umore instabile, sonno disturbato, digestione lenta, intolleranze, rigidità, ansia, pelle reattiva, fame nervosa, poca energia, difficoltà a dimagrire, memoria più debole... e spesso si sentono dire che è normale, che è l’età, che è lo stress, che devono conviverci. No, non tutto ciò che è comune è normale.
Il corpo non nasce per vivere costantemente in modalità allarme, nasce per alternare attivazione e recupero, difesa e riparazione, movimento e riposo, digestione e assimilazione, risposta immunitaria e tolleranza. Quando questa alternanza si rompe, il sistema resta bloccato in una specie di guer*a interna permanente.
E una guer*a interna, anche se silenziosa, consuma tutto... consuma nutrienti, energia, antiossidanti, pazienza, lucidità, consuma la capacità del sistema nervoso di sentirsi al sicuro. Uno dei punti più importanti da comprendere è che l’infiammazione cronica non nasce quasi mai da un solo fattore. Non è solo, il glutine, solo lo zucchero, solo lo stress, solo il microbiota, solo le tossine, solo i batteri, solo vlrus, solo il trauma, solo il sonno, solo la genetica... è quasi sempre una somma, una stratificazione, un carico totale che supera la capacità del corpo di adattarsi. Molti cercano una singola xausa, ma non sarà mai la singola causa da scovare.
Il corpo può reggere tanto, ma non tutto, non per sempre. Pensiamo all’intestino, per anni è stato trattato come un semplice tubo digerente, entra il cibo, escono gli scarti, una visione poverissima. L’intestino è un organo immunitario, neurologico, metabolico, endocrino e microbico... è una frontiera, decide cosa può entrare e cosa deve restare fuori, dialoga con il cervello, educa il sistema immunitario, produce metaboliti che possono spegnere o alimentare l’infiammazione.
Quando il microbiota è in equilibrio, produce sostanze preziose come gli acidi grassi a catena corta, tra cui il butirrato, che nutrono le cellule del colon, sostengono la barriera intestinale e aiutano il sistema immunitario a non reagire in modo esagerato. Quando invece prevale la disbiosi, aumentano batteri più infiammatori, endotossine, permeabilità intestinale, fermentazioni alterate, gonfiore, stitichezza o diarrea, reazioni alimentari e attivazione immunitaria... e qui bisogna essere molto chiari, se la barriera intestinale si indebolisce, il sistema immunitario vede passare frammenti che non dovrebbe vedere. Molecole batteriche, residui alimentari mal digeriti, tossine, segnali di pericolo... a quel punto il corpo non dice: “Oh, che bello, facciamo finta di niente”. No, il corpo reagisce e se questa esposizione continua ogni giorno, la risposta immunitaria può diventare cronica, confusa, iperattiva.
È così che l’intestino può diventare una miccia, non sempre il dolore nasce dove lo sentiamo. Un’articolazione può far male perché c’è un’infiammazione sistemica, la testa può essere annebbiata perché l’intestino manda segnali infiammatori. L’umore può crollare non solo per motivi psicologici, ma perché le citochine infiammatorie influenzano il cervello, i neurotrasmettitori, la barriera ematoencefalica, la microglia, cioè le cellule immunitarie del sistema nervoso centrale.
Questa è una cosa che molte persone dovrebbero sapere, il cervello non è separato dal corpo, non vive in una torre d’avorio, se il corpo è infiammato, anche il cervello lo sente, se l’intestino è permeabile, se il fegato è sovraccarico, se il sonno è frammentato, se il sistema nervoso è in allerta, se i mitocondri producono poca energia, il cervello non può essere brillante, stabile e sereno come se nulla fosse.
La nebbia mentale non è pigrizia, la stanchezza cronica non è mancanza di volontà, l’ansia corporea non è sempre carattere, a volte è biologia infiammata... e poi ci sono i mitocondri, le piccole centrali energetiche delle cellule. Quando funzionano bene, producono ATP, cioè energia biologica, quando sono sotto stress, infiammati, danneggiati o sovraccaricati, la persona può dormire dieci ore e svegliarsi come se fosse stata investita da un camion. Perché il problema non è solo quanto riposi, ma quanta energia riesci a produrre a livello cellulare.
L’infiammazione cronica danneggia i mitocondri, e i mitocondri danneggiati producono più radicali liberi, più stress ossidativo, più segnali di pericolo... è un circolo vizioso. Meno energia, più infiammazione, più infiammazione, meno energia, ed ecco perché molte persone non riescono più a riprendersi con una semplice vacanza, un integratore preso a caso o tre giorni di dieta pulita.
Quando il sistema è entrato in un ciclo infiammatorio, serve una strategia e la strategia parte sempre dalla sottrazione. Prima di aggiungere mille cose, bisogna chiedersi... cosa sta alimentando il fuoco? Cosa entra ogni giorno nel corpo, nella mente, nell’ambiente, nelle relazioni, nel piatto, nell’aria, nei cosmetici, nei detersivi, nei pensieri, nel ritmo di vita? Perché oggi siamo esposti a un carico tossico che spesso sottovalutiamo... plastiche, pesticidi, profumi sintetici, detergenti aggressivi, metalli pesanti, composti volatili, muffe, aria inquinata, alimenti ultra-processati, oli ossidati, additivi, emulsionanti, interferenti endocrini.
Il corpo può gestire una quota di esposizione, il problema è la ripetizione, ogni giorno, tutto insieme... per anni. Il veIeno non è sempre nella singola cosa. Spesso è nella somma, nella dose, nel tempo e nella ripetizione. Ecco perché ridurre il carico tossico non è una fissazione da persone alternative... è igiene biologica, buon senso. Non significa vivere nella paura del mondo, ma smettere di fare finta che l’ambiente non conti... conta eccome, conta quello che respiriamo, quello che spalmiamo sulla pelle, quello che mangiamo, quello che beviamo, quello che conserviamo nella plastica, quello che spruzziamo in casa per profumare, magari mentre il corpo sta già urlando.
Poi c’è il sistema nervoso, (lo so, il post è lungo, ma le cose devono essere spiegate bene, non xerco consemsi ma voglio che la gente conprenda il meccanismo) questo è un punto fondamentale. Non si può parlare seriamente di infiammazione senza parlare di stress cronico, nervo vago, tono parasimpatico e percezione di sicurezza.
Quando il corpo vive in modalità sopravvivenza, non dà priorità alla riparazione, se il sistema nervoso percepisce pericolo, reale o simbolico, attiva una cascata, cortisolo, adrenalina, tensione muscolare, digestione ridotta, sonno più leggero, glicemia più instabile, microbiota alterato, immunità meno regolata. Il corpo non distingue sempre tra un predatore nella foresta e una vita vissuta costantemente in pressione, paura, conflitto, isolamento, urgenza, rumore, notifiche, discussioni, diagnosi terrorizzanti e pensieri catastrofici... per lui è sempre allarme e se è sempre aIIarme, è sempre infiammazione.
Questo non significa che è tutto nella testa. Questa frase è una delle più dannose che si possano dire a una persona che soffre, non è tutto nella testa... è tutto collegato, il cervello parla con l’intestino, l’intestino parla con il sistema immunitario, il sistema immunitario parla con i mitocondri, imitocondri parlano con il metabolismo, il sistema nervoso orchestra il tono generale e l’ambiente, interno ed esterno, modula tutto. La guarigione vera richiede di smettere di guardare il corpo a pezzi, non esiste il colon separato dal fegato, cosi come non esiste il cervello separato dall’intestino, non esiste la tiroide separata dallo stress, non esiste l’autoimmunità separata dalla barriera intestinale, dalle infezioni, dalle tossine, dal sonno, dal terreno biologico, dalla storia della persona.
Il corpo è una rete e quando una rete si infiamma, tirare un solo filo non basta. Allora cosa si può fare, concretamente? Si può iniziare dalle basi, che sembrano banali solo a chi non le ha mai applicate realmente (se non pre brevi periodi aspettandosi il miracolo). Ridurre gli alimenti ultra-processati, aumentare fibre vere, vegetali, colori, polifenoli, alimenti semplici. Sostenere il microbiota con gradualità, curare la masticazione, non mangiare sempre di corsa, bere acqua pulita, dormire meglio, o almeno creare le condizioni perché il corpo possa imparare di nuovo a dormire, muoversi, anche poco, ma ogni giorno, perché il muscolo non è solo estetica... è un organo antinfiammatorio, respirare, esporsi alla luce naturale, ridurre il rumore chimico in casa, semplificare, smettere di rincorrere protocolli aggressivi quando il corpo è già esausto... e soprattutto, imparare a non stimolare un corpo che prima avrebbe bisogno di essere rassicurato.
Perché molte persone fanno questo errore, sono stanche e prendono stimolanti, sono infiammate e fanno detox violenti, sono sensibili e introducono dieci integratori insieme, hanno il sistema nervoso in allarme e si impongono discipline rigide, digiuni estremi, allenamenti pesanti, protocolli copiati da altri.
Ma un corpo in allarme non va comandato a bacchetta, va rieducato alla sicurezza... la vera medicina del futuro, e anche del passato più saggio, sarà sempre più questa, comprendere il terreno. Capire perché il corpo ha acceso il fuoco, capire cosa lo mantiene acceso, capire quali sistemi sono scarichi, quali sono iperattivi, quali sono bloccati, quali hanno bisogno di sostegno e quali invece hanno bisogno di essere lasciati in pace.
Perché non tutti devono fare le stesse cose, non tutti tollerano le stesse fibre, gli stessi fermentati, le stesse erbe, gli stessi integratori, gli stessi ritmi. Ciò che per una persona è cura, per un’altra può essere troppo, il corpo va ascoltato, non forzato dentro uno schema. L’infiammazione cronica non è una condanna, ma è un messaggio serio, non va ignorata, non va coperta soltanto e non va normalizzata... va interpretata.
La salute non è aggiungere sempre qualcosa, molto spesso è togliere ciò che impedisce al corpo di ricordarsi come si guarisce e il corpo, quando finalmente smettiamo di contraddirlo ogni giorno, sa fare cose straordinarie. Non miracoli da baraccone, ma biologia, intelligenza, riparazione, adattamento, ritorno all’ordine... ed è da lì che si ricomincia.
XO - Patrizia Coffaro
Commenti
Posta un commento