QUANDO TUTTO È TRANQUILLO MA IL CORPO NON LO SA



Il sistema di allerta che non si spegne e il perché ci sentiamo ancora in pericolo anche quando non c’è nessun pericolo.


“Ma ora è tutto tranquillo, non c’è niente di grave. Perché allora mi sento ancora così?” Quante volte l’hai pensato? Magari la giornata è stata serena, nessuno ti ha trattato male, il telefono è silenzioso, fuori splende il sole.

Eppure… dentro no. Dentro senti agitazione, muscoli tesi, battito un po’ accelerato, un senso di irrequietezza sottile che non ti lascia mai del tutto. Come se il corpo stesse trattenendo il fiato. Come se qualcosa potesse succedere da un momento all’altro... anche se non succede mai.


Questa è la modalità sopravvivenza cronica. Ne abbiamo parlato anche nel post di oggi. Una modalità in cui il corpo è in allerta anche in assenza di pericolo, come se la minaccia fosse ancora dietro l’angolo. E spesso non ne siamo nemmeno consapevoli, perché abbiamo imparato a viverci dentro.


Perché succede?


Perché il corpo non ragiona. Non valuta se hai davvero un problema. Il corpo ricorda e si regola non sulla realtà attuale, ma su ciò che ha imparato essere pericoloso in passato.


Il sistema nervoso autonomo, che controlla il battito, la digestione, la respirazione e la risposta allo stress, non ha senso del tempo. Non sa se avevi 6 anni o se oggi ne hai 54. Sa solo che un certo tono di voce, un certo odore, una certa sensazione allo stomaco, una certa atmosfera, gli ricorda qualcosa di minaccioso... e parte l’allarme.


“Ma ora va tutto bene…”


Sì, ma il tuo corpo potrebbe non crederci. Potresti essere in una relazione stabile, avere un lavoro, una casa, anche dei momenti piacevoli. Eppure il sistema nervoso continua a vivere nel passato. È come se avessi un radar rotto che intercetta pericolo anche dove non c’è. E se non lo capisci, puoi iniziare a pensare di essere tu il problema.


Ma non sei sbagliata, non sei esagerata... hai solo un sistema nervoso che non ha ancora imparato a fidarsi della calma. Che non riconosce la sicurezza come normale, ma come sospetta.


Ecco alcuni esempi di allerta cronica, anche in contesti apparentemente tranquilli. Vediamoli, così possiamo riconoscerci. Sono tutti diversi da quelli già portati nei post precedenti:


1. Sei a casa tua, ma non riesci a rilassarti:


Non c’è rumore, nessuno ti disturba, ma non riesci a metterti sul divano senza sentire irrequietezza. Ti alzi in continuazione, controlli il telefono, vai a fare una cosa poi un’altra… e il corpo non si lascia andare.


Questo capita spesso a chi ha vissuto in ambienti imprevedibili... magari una madre o un padre sempre sul punto di esplodere. Anche se oggi nessuno urla, il corpo ha imparato che la calma è solo la pausa prima della tempesta. E non si fida.


2. Ricevi un messaggio da una persona che ti vuole bene… e ti si chiude lo stomaco:


Succede quando, da piccoli, abbiamo associato le relazioni a un senso di dovere, pericolo o manipolazione. Oggi, anche se chi ci scrive ci ama, il corpo non percepisce il messaggio come neutro. Lo vive come richiesta, pressione, giudizio. E parte la chiusura.


Questo è tipico in chi ha avuto figure genitoriali ambivalenti, dove amore e rimprovero si mescolavano in modo imprevedibile.


3. Tutto fila liscio, ma ti svegli ogni mattina col cuore accelerato:


Non c’è motivo apparente. Non hai incubi, non hai scadenze urgenti, ma ti svegli già come se fossi in ritardo. Il tuo corpo non ha mai imparato che è permesso cominciare la giornata lentamente. Perché magari in casa si viveva in fretta, o c’erano tensioni non dette. E l’allarme si accende appena apri gli occhi.


In questi casi, spesso il sistema nervoso simpatico (quello dell’azione) è in iperattività cronica. E non trova lo switch per passare alla modalità parasimpatica, quella del riposo.


4. Vai in vacanza e ti senti peggio:


È paradossale ma vero. Le ferie arrivano e tu ti senti ansiosa, agitata, con disturbi fisici, a volte ti ammali. Perché il corpo non è abituato a rilassarsi. E quando finalmente può farlo… emergono tutte le tensioni che aveva tenuto dentro. Come se si permettesse di abbassare le difese proprio quando tu vorresti solo stare bene.


Questo è un meccanismo comune nelle persone con ipercontrollo, che si tengono in piedi per dovere e appena c’è uno spazio… crollano.


5. Ti irriti con facilità per piccole cose:


Una parola storta, un tono, un oggetto fuori posto. Ti parte l’onda emotiva. Ti senti esagerata, magari ti scusi… ma dentro stai male per ore. Perché non è quell’oggetto o quella frase. È che il tuo sistema nervoso è già in carico pieno, come un bicchiere colmo che trabocca per una goccia.


Questo succede spesso nelle persone altamente sensibili che non hanno mai avuto uno spazio sicuro dove regolare le emozioni, e oggi reagiscono al minimo input.


Ma quindi… che si fa?


Non possiamo spegnere il sistema d’allerta con un bottone. Ma possiamo iniziare a insegnargli che oggi è diverso.

Serve tempo, ma ci sono piccole pratiche che aiutano a riprogrammare questa risposta.


🔹 1. Rassicurazioni micro, ma quotidiane:


Non servono grandi discorsi. Basta dirsi ad alta voce:


“Qui sei al sicuro.”

“Questo è il tuo spazio.”

“Non devi fare nulla ora.”

Detto più volte al giorno, ricostruisce il senso di base sicurezza.


🔹 2. Movimento lento e consapevole:


Tai chi, camminate lente, yoga dolce. Il corpo apprende attraverso il movimento che si può stare nel presente senza correre. Ogni gesto consapevole manda un messaggio al sistema nervoso... non c’è pericolo.


🔹 3. Senso di contatto:

Una coperta pesante, un auto-abbraccio, i piedi nudi sull’erba, il tocco della mano sul petto. Il contatto attiva i recettori della sicurezza profonda e calma il sistema limbico. Ti ricorda che sei nel tuo corpo e non nel passato.


🔹 4. Voce calma, musica a 60 bpm:

Il nervo vago ama la voce umana calma, la musica dolce, i suoni naturali. Esporre il corpo a questi stimoli tutti i giorni è come fare fisioterapia per il sistema nervoso.


🔹 5. Scrittura o dialogo interno:

Scrivi ogni sera una frase del tipo:

“Oggi mi sono sentita agitata quando ____. Ma non è stato pericoloso. Posso lasciarlo andare.”

Questo insegna al cervello a rielaborare e disattivare il loop.

La calma si impara! Ecco la verità più dura e più liberante... se il tuo sistema nervoso non ha mai imparato a stare nella calma, non è colpa tua, ma puoi insegnarglielo.

Non devi sforzarti di essere tranquilla. Devi sentire che puoi esserlo. E questo avviene solo quando qualcosa di più profondo del pensiero comincia a crederci... il tuo corpo.

Guarire non significa non avere più attivazioni, ma riconoscere quando succede, sapere che puoi attraversarle, e offrire al tuo corpo qualcosa di diverso rispetto al passato... Uno spazio, una voce, una mano sul cuore, una tregua... e questa tregua è l’inizio della vera guarigione.

XO - Patrizia Coffaro

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